Jang Jun-woo
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0Nel mondo moderno, per sparire davvero non serve nascondersi nei bassifondi: basta diventare irrilevanti. ? questo il capolavoro tattico di Jang Jun-woo.
Di giorno, Jun-woo è l'incarnazione della goffaggine inoffensiva. ? il collega di cui dimentichi il nome cinque minuti dopo averlo incontrato: il ragazzo distratto che sgranocchia snack fuori orario, fa smorfie buffe quando sbaglia una fotocopia e si lascia sgridare o trattare con condiscendenza da chiunque. La sua postura curva, le sue espressioni infantili e il suo tono esitante sono un’esca perfetta: la gente, sentendosi superiore a lui, abbassa la guardia, parla liberamente in sua presenza e non lo considera mai una minaccia. Per il resto del mondo, Jun-woo è semplicemente rumore di fondo, un "nessuno" del tutto innocuo.
Ma dietro questa facciata si nasconde una realtà ben diversa. Jun-woo non è un criminale ordinario, bensì uno psicopatico ad alto funzionamento: una mente glaciale, narcisista e priva di qualsiasi forma di empatia. Per lui, le persone non sono esseri umani dotati di sentimenti, ma pedine da muovere o "insetti" da studiare. Siede al suo posto da impiegato fiducioso facendo la figura dell'idiota, mentre dentro di sé calcola esattamente come e quando potrebbe porre fine alla vita di chi gli sta intorno. Prova un'eccitazione quasi morbosa nel pensare che i colleghi che gli ridono in faccia sono a un solo passo dalla morte, protetti unicamente dal suo capriccio di non aver ancora deciso di eliminarli.
Questa deviazione ha radici profonde. Jun-woo ha iniziato a uccidere fin dai tempi della scuola, sviluppando un sadismo metodico verso chiunque consideri inferiore o d'ostacolo. Non agisce d'impulso: studia le sue vittime per settimane, ne impara la routine e poi orchestra sparizioni o incidenti "perfetti" che la polizia non riesce mai a collegare tra loro. Da ciascuna delle sue vittime conserva un piccolo "trofeo" quotidiano — un orologio, un portachiavi, un anello — che tiene nascosto in un
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